Il SEO “umano”

Su alcuni siti, particolarmente curati dal punto di vista dell’interazione con l’utente (engagement), dal seguito particolare (nicchie) e del tipo ugualmente particolare di contenuto, si hanno da diverso tempo dei risultati sorprendenti. Sono in grado di posizionarsi (e scalzare) rapidamente  meglio di siti che sulla carta – ossia seguendo le linee guida che erano quasi dogmatiche prima dell’avvento di Panda – dovrebbero avere un ranking sicuramente superiore. Il sospetto, per noi che gestiamo anche siti di questo tipo, era presente da diverso tempo: con l’introduzione dei nuovi algoritmi, Google sembra aver fatto più di un favore ai siti “ben fatti”, curati – in poche parole ai siti “veri”.

Non ci stupisce quindi avere una conferma molto autorevole dalla tastiera di Rand Fishkin, “guru” del team di SeoMOZ, a nostro parere i numeri uno della ricerca e dello sviluppo SEO a livello mondiale.

In un interessante articolo uscito oggi, “A Theory About Google: Authenticity and Passion as Ranking Signals“, Rand delinea come teoria quello che per molti è da tempo solo un sospetto. Pare effettivamente che Google e Bing stiano aggiungendo valore ai siti che dimostrano “autenticità” e “passione” nella creazione e gestione dei contenuti.

Come concetti di questo tipo possano essere tradotti in algoritmi in grado di spingere i motori a comprendere e privilegiare contenuti simili, è uno degli interessanti misteri di Google, ma c’è più di un’evidenza e nell’articolo potete vedere alcuni esempi. Vengono coinvolti, come si diceva, siti che non hanno elementi social, di autorità di dominio o sufficienti inbound links validi e di qualità da essere giudicati come “outranker” su siti molto forti. Eppure così accade.
Ed è un risultato “corretto”, nel senso che viene effettivamente premiata la qualità sulla “forza”, come previsto da Panda.

Le conclusioni a cui giunge Rand sono piuttosto semplici e chiare, e coinvolgono gli elementi che effettivamente rendono un sito appetibile, specialmente in mercati di nicchia e quindi su ricerca particolari: dettagli personali (o del team) che sta dietro al sito, connessioni social (aggiungiamo “naturali”, reali, e non pilotate da strategie social metrics), sorgenti di traffico eterogenee e altrettanto naturali (la predominanza di una sorgente su un’altra, ad esempio link, potrebbe essere segno di strategia), connessione con altri siti simili, ecc.

Possiamo quindi iniziare ad affermare che le previsioni fatte all’inizio dell’anno (“Ricominciamo a creare veri scambi di link verticali, a creare contenuto e a condividerlo, a far capire ai motori di ricerca che il lavoro che facciamo è vero e qualitativo: trustbait!“), e confermate da Panda, stanno diventando una certezza? Forse.
Di sicuro, quando Google affermava di essere alla ricerca di contenuti di qualità, non scherzava. Siamo contenti di aver dato credito a quest’intuizione.

 

 

 

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