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Panda e la psicoanalisi

Google Panda nasce dall’esigenza di Google di distinguere a livello algoritmico il contenuto di qualità da quello di bassa qualità. Ovviamente i segnali di qualità che Google utilizza per il posizionamento devono essere letti dall’ algoritmo; non si tratta quindi di formule magiche ma di elementi specifici e dati di un sito. Google non ne parla in modo dettagliato, facendo della complessità dell’algoritmo una difesa dalle forzature che se ne potrebbero fare, inficiando l’intero lavoro dei suoi ingegneri. Le variabili e i modi, con cui Google potrebbe mixare i dati (on-site e off-site) per ricavare le sue scale di qualità, sono pressoché infinite. Ecco perché probabilmente non vale la pena cercare di eludere il sistema, ma semmai migliorare la qualità del sito dal punto di vista dell’utente, proprio come Google ci suggerisce di fare.

Ma cosa significa qualità?

Come in psicologia, comprendere il comportamento è un’analisi che deve tener conto di tanti elementi, interni ed esterni.

Ecco qui in sintesi le principali domande che bisogna porsi nel valutare il proprio contenuto o il proprio operato, magari per capire perché Google ci ha penalizzati o evitare che succeda.

Allora stendetevi sulla chaise longue e cominciamo!

Chi sono io?

Certamente, come utenti o come lettori, si è portati a considerare l’autore un elemento di qualità di un determinato contenuto. Ecco perché Google vuole sempre più simulare questo approccio “personale” e “umano” che col tempo determinerà il risultato finale, non solo dal punto di vista della popularity e del traffico che ne consegue, ma anche agendo in modo diretto sul Rank.

Come autori è quindi consigliabile fornire i propri dati, possibilmente mettendo in evidenza quei titoli professionali e non che possono avere a che fare con l’argomento trattato. Ecco che entra in gioco, come vetrina privilegiata del proprio profilo personale, Google+. Abbiamo già parlato dell’importanza di Google+ in un precedente articolo , ma questo è un esempio pratico di come il Social della grande G vada ad interferire con il posizionamento.

E’ consigliabile collegare le informazioni sull’autore (una pagina bio di un blog ad esempio) al suo profilo Google+ utilizzando il parametro rel=author.

 

Sono credibile?

Così come per qualsiasi altro tipo di scambio, commerciale e non, la credibilità è parte essenziale del successo di un prodotto o di una conversazione.

Si può essere credibili per diverse ragioni: perché si gode di un brand o nome conosciuto, perché si sono ottenute precedentemente valutazioni positive da parte di terzi, perché si è stati più volte citati e linkati da altri siti autorevoli, perché il proprio sito tiene conto di specifici elementi e caratteristiche lato utente (dalla struttura, alla velocità di caricamento, all’usabilità in generale).

 

Qual è il mio scopo?

Per essere di qualità, un contenuto deve avere uno scopo e Google su questo è molto chiaro. Lo scopo non può essere quello di farsi leggere dai motori di ricerca ma non dagli utenti, salvo non si voglia sperimentare la penalizzazione e la rimozione dall’indice… Ecco allora che costruire pagine con contenuto nascosto, oppure con contenuto ridondante di parole chiave ma con poco spessore, pagine col solo scopo di ritorno economico tramite pubblicità pay per click o affiliazione, è estremamente pericoloso.

 

Sono coerente con me stesso?

Un sito web deve essere considerato nel suo complesso. Per questo motivo bisogna tener conto di tutte le pagine e di tutti i contenuti di un sito per capire se stiamo facendo un buon lavoro in senso qualitativo. E’ importante sapere che in un sito con contenuti di buona qualità, anche un solo contenuto di bassa qualità può compromettere il tutto. Inoltre le pagine di un sito dovrebbero essere coerenti oltre che per qualità anche per argomento, allineandosi allo scopo generale del sito con contenuto coerente.

E ricordiamoci naturalmente che il contenuto duplicato rappresenta di per sé un segnale di bassa qualità.

Si può contare su di me?

Il nostro sito deve essere affidabile dal punto di vista tecnico e delle prestazioni. Presenza di errori 404 (page not found), ingiustificata lentezza di caricamento, down del sito, saranno interpretati dai motori di ricerca come elementi di bassa qualità, soprattutto se ripetuti nel tempo.

 

Deludo spesso il mio prossimo?

Il contenuto deve corrispondere alle aspettative. Se facciamo in modo di associare una pagina o un sito ad una parola chiave o ad un campo semantico, il contenuto dovrà corrispondere a quelle parole chiave e/o a quel campo semantico. Google infatti prima o poi se ne accorgerà, insospettito per esempio dalla frequenza di rimbalzo alta che indica la poca soddisfazione dell’utente che ha posto la query e si è ritrovato su un sito che non rispondeva affatto alle sue domande. Anche link irrilevanti o fuori argomento sono penalizzanti dal punto di vista della qualità, così come anchor text non pertinenti o poco significativi. Senza trucchi e senza inganni quindi, mi raccomando!

 

Rimugino sul passato o so guardare al futuro?

Altro dato rilevante è la freschezza di contenuto. Abbiamo già visto come sia necessario che il contenuto sia originale (non duplicato o copiato da altri). Un altro elemento di cui Google tiene conto è l’aggiornamento del contenuto (posto sempre che ia di alta qualità) perché parte del presupposto, sempre molto “umano”, che ciò spingerà gli utenti a tornare su quel sito perché rappresenta una risorsa utile anche nel tempo. Va da sé che anche tutti gli elementi che segnalano l’attualità del sito debbano essere aggiornati (sitemaps, software e supporti, date nei post dei blog…)

 

Mi sento perso?

Il contenuto deve essere sempre presentato nella maniera più ordinata, fruibile e semplice possibile. Gli utenti devono avere dei chiari punti di riferimento per capire dove si trovano e trovare agilmente le sezioni di loro interesse. Ecco perché alcuni elementi “orientatori” (breadcrumbs, mappe del sito…) sono considerati indicatori di qualità del sito e alcune caratteristiche non sono invece ben viste da Google (troppi link sulla stessa pagina, gerarchia confusa, pagine isolate).

 

Quando mi guardo allo specchio cosa vedo?

Anche la forma vuole la sua parte! E’ infatti il biglietto da visita per l’utente, ma non è sottovalutata neppure dai motori di ricerca. Quando si sceglie l’impostazione grafica, quindi, si devono seguire delle regole abbastanza intuitive ma non trascurabili. La forma dev’essere coerente col contenuto e con lo scopo del sito, le immagini utilizzate devono essere di alta qualità , originali e pertinenti, se ci sono annunci pubblicitari (Adsense, ecc.), questi devono interferire il meno possibile coi contenuti del sito, il sito deve essere accessibile (tag ALT per le immagini, contrasto tra sfondo e contenuto scritto, ecc.).

 Insomma, dottore, sono grave?

 

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Sapete Usare Google?

Ogni giorno, come singoli utenti, contribuite al successo di Google compiendo decine di ricerche sul motore di ricerca (in tutto, due milioni di ricerche al minuto, nel 2010).
Vi muovete attraverso risultati che vi indicano siti, news, immagini, video, prodotti, consigli per gli acquisti e anche previsioni del tempo.

Google è una miniera di informazioni che può essere sfruttata in maniera molto approfondita. Vi spieghiamo qualche cosa che forse non sapete!

Quale Google?

Avete notato? Ci sono tanti Google. C’è Google.com, che fa capo al “datacenter” degli Stati Uniti, e che difficilmente userete: sarete automaticamente rediretti sulla nostra versione italiana

Verrà rilevata anche la città dalla quale navigate (dato che otete modificare). Questo servirà per orientare meglio le vostre ricerche locali. Cercare un gommista a Genova non deve ovviamente indicare risultati di Firenze. Ma se cercate un gommista a Firenze mentre siete ancora a Genova, basta dirlo a Google.

Quali risultati?

Google, o meglio i suoi risultati, non cambiano solo in base alle indicazioni che più o meno consapevolmente gli forniamo.  Ci sono tante incarnazioni diverse di Google: basta guardare il menu laterale (se siete già alla pagina dei risultati) o quello in alto, se siete ancora alla pagina principale.

  • Tutto, naturalmente, vi restituirà i risultati completi da tutte le fonti e i tipi di contenuto, vedremo poi come leggerli.
  • Immagini e Video attiveranno un’interfaccia specializzata per questi formati
  • Mappe restituirà i risultati provenienti da google maps per quella data richiesta e, se non specificate una località, si baserà su quella con cui siete localizzati.
  • Notizie metterà i risultati provenienti dalle testate online a partire dal più recente
  • Shopping i consigli per gli acquisti!
  • Blog i contenuti provenienti dai blogger.

 

A seconda dl tipo di contenuto su quale si decide di fare la ricerca, è poi possibile filtrare i risultati cambiando alcune impostazioni: innanzitutto la località da cui far partire la ricerca, la lingua e la provenienza preferita dei risultati, la data o l’intervallo di tempo in cui il contenuto deve essere stato pubblicato, e ancora, per la ricerca immagini ad esempio, il formato, i colori, il tipo e così via. Basta divertirsi a guardare le tante combinazioni!

Ecco quindi che la ricerca di Google diventa veramente mirata e in certi casi consente di non perdere tempo con risultati che non servono. La ricerca immagini ad esempio è una delle più utilizzate anche dai non power user.

Operatori Booleani: sappiamo ancora usarli?

Forse non li avete mai chiamati così, ma gli operatori booleani sono quelli che, inseriti nella stringa di ricerca, permettono di restringere il campo per avere risultati meno dispersivi. I più comuni sono AND, OR e NOT. Forse da quando Google ha via via migliorato e ampliato le opzioni per la ricerca, ci siamo un po’ tutti dimenticati di questo semplice sistema per non perdersi nei sempre più numerosi risultati. Innazitutto bisogna tener conto che se si effettua una ricerca su google senza utilizzare gli operatori, in realtà google inserisce automaticamente l’operatore AND tra le parole inserite. Il risultato saranno quindi tutte le pagine web che contengono tutti i termini indicati.

Vediamo allora nel dettaglio gli altri principali operatori Booleani:

  • OR : inserendo l’operatore OR trai termini, Google restituirà tutte le pagine web che contengono almeno uno dei termini.
  • - (meno): inserendo l’operatore –  si escluderanno tutte le pagine web che contengono una data parola.
  • + (più): a differenza di ciò che si potrebbe pensare, non coincide con l’opertore and. L’operatore + inserito davanti ad un termine di ricerca , dice a Google di includere nei risultati avverbi, articoli, accenti, lettere e acronimi che altrimenti verrebbero ignorati. In questo modo si riesce a indirizzare una ricerca che potrebbe essere ambigua, verso una precisa area semantica.
  • ” ” (virgolette): utilissimo quando si vuole ricercare una frase esatta, l’operatore booleano  ” ” è forse quello ancora maggiormente utilizzato, utilissimo anche per la ricerca di persone e profili personali.
  • * (asterisco): questo operatore booleano sostituisce un gruppo di caratteri, portando quindi la ricerca a includere le pagine web che riportano parte di un termine. (solitamente la parte iniziale o finale che possono costituire prefissi e suffissi per famiglie di parole)
Qualche esempio?
Vogliamo cercare i nostri parenti sul web, escludendo le pagine che parlano di noi?
Potremo fare cognome -nome.
Oppure, vogliamo cercare le pagine che parlano proprio di noi, ma non delle altre persone con lo stesso cognome…
Banale: “nome cognome”.
E così via…

Ricerca personalizzata

Ultimamente Google ha introdotto un’altro parametro di ricerca: Google Search Plus Your World. (qui un articolo di approfondimento)

Di cosa si tratta? E’ l’evoluzione della cosiddetta Ricerca Sociale, ultimo traguardo del colosso Google per far rientrare il suo G+ trai risultati della Search e scansare così definitivamente gli altri Social Network (Già un primo passo lo aveva fatto non rinnovando l’accordo con Twitter e quindi escludendolo dai risultati). In breve i risultati per una data ricerca terranno conto dei contenuti e dei profili di Google Plus, vostri e dei vostri amici (o meglio delle vostre cerchie) e delle preferenze espresse dai tasti +1. Questo ovviamente se siete loggati come utenti Google o Google Plus.

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Quando la ricerca diventa Plus!

 

 

 

E’ un po’ che si sente parlare della nuova versione di Google Search: Google Search, Plus Your World.

Il nome è un po’ lungo, ma il presupposto è chiaro

“Oggi vogliamo cambiare questa esperienza portando il vostro mondo, ricco di persone e informazioni, all’interno della Ricerca”.
(da googleitalia.blogspot.com)

Dopo la Ricerca Sociale, quindi, Google fa un ulteriore passo verso la personalizzazione dei contenuti e, bisogna dirlo, contro il colosso Facebook.
Sì, perché il “tuo mondo” in realtà è quello dentro Google Plus o quello espresso dalle metriche Google +1.
Ciò vale sia per i risultati personali (che permetteranno di trovare informazioni e contenuti circolati attraverso le proprie cerchie di Google Plus), sia per la ricerca dei profili personali (ecco che non vi comparirà più il profilo facebook come primo risultato se cercate una persona, ma il suo “alterego” su Google Plus!).

 

 

Bene, detto questo, che portata ha il cambiamento sul Social Media Marketing e sulla SEO?

Innanzitutto è considerata oramai una verità assodata che i +1 aumentano l’indicizzazione di
un sito o di una pagina Web. Questo già differenzia i +1 dai Like. Un like di Facebook, infatti, puo’ aumentare la popolarità e, in seconda battuta, il numero delle visite su un contenuto, ma non influisce direttamente sul posizionamento. D’altra parte Facebook non possiede il motore di ricerca più usato nel mondo!
Per quanto riguarda le Brand Page quindi, per quanto siano ancora molto indietro rispetto alle pagine aziendale di Facebook, ora sono in grado di indicizzare i contenuti nello stesso tempo in cui ne attestano la qualità presso amici e altri membri di una cerchia.

 

 

Per il momento alcune funzioni sono attive solo su google.com, ma i profili di Google Plus vengono indicizzati già anche su google.it dove anche le metriche +1 sembrano dare notevoli risultati sull’indicizzazione. Per il momento comunque, ci si può attenere alle linee guida di google sul completamento dei profili di GooglePlus affinché siano sfruttati al meglio.Per chi si occupa di Seo la portata del cambiamento puo’ essere notevole. Innanzitutto si dovrà tener conto, ancora più di prima, di integrare la presenza sui canali Social (e in questo caso Google Plus) al Seo tradizionale. Infatti Google Plus non sarà solo un modo di fare Brand e di aumentare la popularity, non si tratterrà più solo di Social Media Marketing, ma di una vera e propria attività Seo che potrebbe diventare imprescindibile. La cosa che spaventa di più è che i risultati della ricerca potrebbero essere imprevedibili data la stretta dipendenza con le proprie cerchie. In secondo luogo è al momento davvero difficile capire alcune dinamiche data la poca adesione al Social di Google. E’ vero infatti che gli iscritti stanno aumentando, ma per il momento, almeno in Italia, si tratta per lo più di gente di settore. In ogni caso vale la pena stare allerta e pianificare un’azione in questa direzione.

Le reazioni degli altri Social Network

Twitter non ha reagito bene al lancio della nuova ricerca Sociale e in effetti non si puo’ biasimare. Non ci si stupisce a questo punto che proprio poco prima dell’annuncio della Social Search Google non abbia rinnovato l’accordo con twitter, escludendo i tweet dai risultati di ricerca.

“We’re concerned that as a result of Google’s changes, finding this information will be much harder for everyone. We think that’s bad for people, publishers, news organizations and Twitter users”

Facebook apparentemente non si preoccupa affermando che c’è posto per tutti trai Social Network. Per ora i numeri danno ragione a Mark Zuckerberg, certo è che Google sembra avere un piano ben preciso per sbargliare la concorrenza, colpendola là dove solo lui puo’ arrivare!